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Don Tillieci e le persone con disabilità: dal lavoro alla liturgia, la via è includere

ROBERTA

PUMPO

Parroco a Gioia Tauro, assistente dell’Unitalsi Calabra, da 37 anni è barelliere. Sui “treni bianchi” per Lourdes ha scoperto come la vita è «dono di Dio». Una storia di servizio portata alla luce dalla campagna “Uniti nel Dono” della Cei

Sacerdote e barelliere dell’Unitalsi «a tempo pieno», sempre al servizio del prossimo, senza tener mai conto «dell’orologio al polso». È così che si descrive don Giovanni Battista Tillieci, 56enne parroco della parrocchia San Gaetano Catanoso a Gioia Tauro (Reggio Calabria) e responsabile dell’Ufficio per la Pastorale delle persone con disabilità della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi. Prete da venticinque anni, è anche assistente ecclesiastico regionale dell’Unitalsi Sezione Calabrese e da trentasette svolge servizio come barelliere. Un incarico iniziato quando era poco più che un ragazzo e il suo primo viaggio sul “treno bianco” diretto a Lourdes è coinciso con un incontro che risulterà decisivo per la sua vita, quello con Raffaele, giovane non vedente. «Mi ha insegnato ad avere una visione diversa della vita, a vedere non solo con gli occhi fisici, ma con quelli della fede, con gli occhi del cuore, che è tutt’altra cosa».

Ancora oggi Raffaele e le altre persone con disabilità – guai a chiamarli ammalati – orientano «il criterio di misura » per il suo servizio. Per don Giovanni Battista, infatti, «i treni bianchi sono viaggi che non finiscono mai e sono lunghi tutta la vita». In ogni singolo vagone, spiega, ci si misura «con il grande dono di Dio, la vita». I disabili, riflette, «aiutano a comprendere il senso profondo della vita che va vissuta in pienezza, esattamente come la vivono loro, malgrado avrebbero tutti i motivi per lamentarsi, ma non lo fanno mai». Il sacerdote coglie l’occasione per lanciare un appello affinché i “treni bianchi” tornino ad avere la priorità di un tempo al fine di ridurre le ore di viaggio. Ora che non sono «più considerati treni speciali ma treni espressi, senza alcuna precedenza sugli altri», il viaggio da Reggio Calabria alla Grotta di Massabielle può durare fino a 44 ore, contro le 31 di un tempo. «Tante persone, per vari motivi, non possono prendere l’aereo» spiega. Basti pensare che quest’anno sul convoglio calabrese c’erano 65 persone in barella, un aereo ne può trasportare a bordo al massimo tre. I treni, quindi, offrono l’opportunità di non lasciare indietro nessuno. Tanti affrontano questo viaggio per chiedere il miracolo della guarigione fisica, ma la maggior parte delle persone torna sempre a Lourdes perché lì trova la guarigione spirituale». Per molti, infatti, quel fazzoletto di terra scelto dalla Vergine Maria per affidare al mondo messaggi di pace e speranza, «è un punto fermo perché alla grotta ritrovano quella dimensione di accettazione e di accoglienza del loro status».

L’impegno di don Tillieci accanto ai disabili si estende al mondo del lavoro. Con l’Ufficio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità della Cei porta avanti un progetto che punta a promuovere l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità. Ma per farlo ritiene necessario modificare le norme. «Queste persone – spiega – necessitano di un lungo periodo di formazione che non possono affrontare perché rischierebbero di perdere i sussidi previsti che potrebbero, per esempio, essere momentaneamente sospesi mentre lavorano. Bisogna inoltre superare la logica dell’obbligatorietà – prosegue –. Oggi le aziende con oltre quindici dipendenti sono obbligate ad assumere due disabili. Bisogna andare oltre e riconoscere il valore aggiunto che queste persone possono portare. Alcuni ragazzi con autismo, per esempio, sono bravissimi nella catalogazione di dati e di documenti».

Entrando nel merito don Giovanni Battista specifica che con la Cei si sta cercando «di creare una rete e di avviare progetti replicabili, fattibili anche in piccole diocesi, piccole comunità o associazioni per consentire ai disabili di verificare le loro capacità di autonomia lavorativa». Lui stesso ne ha uno in cantiere. «Come parroco ho bisogno di ostie, vorremmo avviare un ostificio».

Nel frattempo, è stata resa accessibile a tutti la liturgia principale della domenica mattina con la proiezione dei testi e l’aggiunta dei pittogrammi della comunicazione aumentativa alternativa, che consentono anche ai bambini di seguire la celebrazione. Lungo il percorso della chiesa, dalla Via Crucis all’altare al fonte battesimale, i QR code rimandano a un interprete Lis che spiega i principali fuochi liturgici. Sostenere la campagna nazionale della Cei “Uniti nel dono” con un’offerta deducibile all’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero è un modo concreto per permettere a sacerdoti come don Giovanni di portare avanti un’opera quotidiana di accoglienza e prossimità per una società senza barriere.

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Don Giovanni Battista Tillieci, parroco di San Gaetano Catanoso a Gioia Tauro (Reggio Calabria), con alcuni ragazzi

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