C’è un’Italia in marcia per la pace «Adesso la politica cambi strada»
COSTANZA
OLIVA
L’arcivescovo Ricchiuti (Pax Christi): «Occorre tornare alla radice di un’educazione alla nonviolenza e avere il coraggio della denuncia»
Inviata a Catania
Quando la pace resta solo una parola, rischia di non reggere il peso della realtà. A Catania, durante la 58ª Marcia nazionale per la pace, è accaduto il contrario: la parola è stata messa alla prova, fatta passare attraverso temi, luoghi e linguaggi diversi.
La chiesa di San Biagio è stata la prima tappa dell’iniziativa promossa dalla Commissione episcopale per i Problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Conferenza episcopale italiana, insieme all’arcidiocesi di Catania e a numerose organizzazioni cattoliche e realtà della società civile – dall’Azione Cattolica alle Acli, dall’Agesci alla Caritas, dal Movimento dei Focolari a Libera e Pax Christi. A sgomberare il campo dall’idea che una marcia sia soltanto un gesto simbolico è l’arcivescovo di Catania, Luigi Renna: «Camminare insieme – osserva – ci permette di riconoscerci in uno stesso percorso e di prendere consapevolezza dell’importanza di ciò per cui manifestiamo». Su questa linea si inserisce l’intervento del presidente di Pax Christi, l’arcivescovo Giovanni Ricchiuti, che spinge il discorso un passo oltre. La pace, afferma, non può restare un orizzonte generico, va concretizzata. «Significa tornare alla radice di un’educazione alla nonviolenza e avere il coraggio della denuncia, richiamando la politica e la società a cambiare strada». La riconciliazione passa da una scelta precisa e non eludibile: « L’unica via è il disarmo».
Nel collegamento a Gerusalemme con il cardinale Pierbattista Pizzaballa la pace diventa una necessità immediata: «Stiamo vivendo un periodo di grande divisione, di profondo odio, di rifiuto l'uno dell'altro, di incapacità a pensarsi l'uno, non dico insieme, ma a fianco all'altro. Questo è qualcosa di veramente preoccupante e drammatico ». Nell’inverno di Gaza, ricorda, l’urgenza è sopravvivere: tende spazzate dal vento, coperte bagnate, famiglie senza nulla. Ma oltre agli aiuti concreti, serve guardare avanti: « Il popolo palestinese ha il diritto di trovare una situazione stabile, permanente per il suo futuro, per la sua terra, per il suo popolo e abbiamo bisogno anche di ricostruire le relazioni con Israele, anche se può sembrare difficile in questo momento». La seconda tappa della marcia sposta il piano internazionale a quello urbano. Alla parrocchia del Crocifisso della Buona Morte, davanti a piazza Falcone, la pace si traduce in accoglienza. Le testimonianze di Carla Barbanti e Francesco Grasso, della cooperativa Trame di quartiere, raccontano un lavoro che attraversa da anni uno dei quartieri più fragili della città: si parla di migranti, percorsi di disintossicazione, servizi a bassa soglia, accompagnamento alla casa e al lavoro. In piazza Cutelli, terza tappa, l’imam di Catania Abdelhafid Kheit richiama il rischio di una strumentalizzazione delle fedi nei contesti di conflitto: «Quando la religione viene usata per giustificare l’odio, tradisce se stessa». La pace, spiega, non è una dichiarazione di principio ma una scelta quotidiana che passa dal linguaggio, dall’ascolto, dal rifiuto delle etichette. Riconoscere l’umanità dell’altro prima della sua appartenenza è il primo passo di un dialogo che non chiede di rinunciare alla propria identità, ma di abitarla in modo responsabile. « Mi rivolgo ai giovani che forse a volte sentono parlare di pace come qualcosa di astratto: la pace ha bisogno delle vostre mani, delle vostre idee, del vostro coraggio. Non lasciate che vi rubino il futuro con la paura e con l’odio». Nella quarta tappa, all’interno del porto, l’attivista e saggista Antonio Mazzeo ricorda i “no” pronunciati dai portuali al traffico di armi, ricorda i tanti giovani che hanno invaso i porti: «Ci hanno insegnato che si può fare, ci hanno ricordato che anche l’Italia ha le mani sporche di sangue». L’ultima tappa, in piazza San Francesco, porta all’incontro di Danilo Dolci e don Pino Puglisi. E in questa traduzione continua, la pace ritrova consistenza.
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Alcune immagini della Marcia della Pace promossa a Catania, a cui hanno preso parte migliaia di persone