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«Il Cpr a Trento? Una tragedia Dignità ai migranti, non muri»

ANTONIO MARIA

MIRA

Sull’impegno della Chiesa ammette che «si può sempre fare di più ma non possiamo sostituirci allo Stato.

Oggi si caricano sul volontariato questioni che dovrebbero risolvere le istituzioni.

La vera sicurezza passa dalla conoscenza e dal dialogo»

«Il Cpr è una tragedia». Parole di Lauro Tisi, arcivescovo di Trento, città dove il Governo vorrebbe realizzare un Centro di permanenza per i rimpatri. Una denuncia che ha provocato durissime reazioni del centrodestra. Ma Tisi non cambia idea. « Non ritiro di un millimetro l’affermazione. Tutti sappiamo cos’è un Cpr, un sistema dove una persona può finire senza tante verifiche. E sappiamo quale è il trattamento, niente di umano. Ma la tragedia è anche perché si pensa con queste operazioni di rispondere alla realtà dell’immigrazione che invece avrebbe bisogno di tutt’altra risposta».

Quale?

Innanzitutto partendo dal fatto che gli immigrati oggi mantengono il nostro welfare e ci garantiscono un sacco di servizi. E noi in cambio li trattiamo con durezza, negligenza e freddezza. Perdonateci fratelli migranti.

In Trentino molta della forza lavoro, anche in agricoltura, è straniera.

Ma al di là dell’aspetto economico, gli immigrati sono importanti per ridare slancio a un mondo occidentale che sul fronte dell’immaginare un futuro è a corto di speranza. Queste persone non sono qui per turismo ma perché la situazione nei loro Paesi li porta a migrare, però hanno una voglia di riscatto, di sogno, di creatività che a noi manca. Inoltre, hanno un altro aspetto estremamente bello. Ci portano culture che affrontano la vita in una modalità diversa. Penso ad esempio al morire. Mentre noi non siamo riconciliati con la morte, queste persone sono molto sagge anche rispetto all’accettare la morte. Per cui il Cpr è una tragedia per quello che è, ed è inutile che vogliano raccontare che non è così.

Il Governo dice che i Cpr sono necessari.

I Cpr nascono dall’atteggiamento con cui trattano gli immigrati. Ma questi sono discorsi che non hanno una giustificazione neanche razionale. E innescano un rapporto di sfiducia e di conflittualità che a lungo andare rende difficile l’inclusione. Non ci fa bene avere sul territorio persone respinte, perché l’aggressività nei loro confronti, non fa presagire nulla di buono per il futuro.

In questo momento a Trento centinaia di persone vivono per strada malgrado il forte impegno della Chiesa.

Va cambiato completamente l’approccio che è disumano perché la persona esiste, ha un valore e un diritto solo in base al passaporto e al colore della pelle. Una società che si muove su queste coordinate non è umana e non può avere uno sviluppo futuro. Può avere risorse economiche ma lo sviluppo è un’altra cosa.

La sua voce contraria al Cpr a Trento è emersa assieme a quella dell’arcivescovo di Caserta e Capua contro il Cpr a Castel Volturno. N e avete parlato anche durante la recente assemblea della Cei.

L’idea è di coordinare i vescovi che già hanno o dovrebbero avere dei Cpr, per avere una voce unitaria. Io ci sono. E spero che questi Cpr non li facciano.

Quando voi vescovi parlate di immigrazione spesso vi dicono “ospitateli a casa vostra”. Come risponde a questa provocazione?

Io non mi tiro indietro dicendo che la Chiesa ha fatto tutto quello che deve fare. Può fare molto di più, ma questa questione non può essere demandata a una sola istituzione qualunque sia. Tocca a tutti. Non è una questione di carità, non è solo etica ma di civiltà e va ben al di là della Chiesa. Lo ripeto, la Chiesa può fare di più ma non può essere una foglia di fico per non affrontare la questione. Spetta allo Stato tutelare i diritti umani. Invece oggi caricano sul volontariato questioni che dovrebbero risolvere le istituzioni. Il volontariato tampona. Ma poi se tenti di collaborare con le istituzioni ti mettono dentro i loro format e rischi di bloccarti le mani.

Si dice che i Cpr servono per la sicurezza di un territorio.

La sicurezza si costruisce dialogando, non barricandoti, chiudendo le porte, ma soltanto aprendoti e conoscendosi. Quando tu uno non lo conosci, crei un muro, ma quella non è sicurezza.

Che ne pensa della proposta di “remigrazione”?

Sono assolutamente contrario. È un nonsenso totale. E come ha detto Papa Leone, non è una risposta cristiana.

Lei nella recente lettera pastorale riflette sulla necessita di incontrarsi e dialogare e aprirsi anche all’aiuto. Inizia raccontando di un uomo in difficoltà, steso a terra. A fermarsi per aiutarlo solo un migrante. Lei scrive “ecco il Samaritano del Vangelo. Ecco Gesù Cristo”.

La vera sicurezza è incontrarsi e contaminarsi e soprattutto tornare umani. Il vero è che tu sei mio fratello non sei un corpo estraneo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

L’arcivescovo di Trento, Lauro Tisi/ Siciliani

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