SHARE Share Button Share Button SHARE

È DI NUOVO IL MOMENTO DI FARE LA PACE I CRISTIANI AIUTINO A COSTRUIRE PONTI

SANDRO

CALVANI

ALBERTO

MATTIOLI

Il percorso per rinnovare le Nazioni Unite e il ruolo delle religioni

Seppellire l'ascia di guerra è certo necessario ma non basta a fare la Pace. Sono passati 80 anni dal 25 Aprile 1945, quando l’umanità, riunita nella prima assemblea generale delle Nazioni Unite, si diede nuove regole per dichiarare la Pace. Hanno funzionato bene in molte parti del mondo. Guerre famose e sanguinosissime finirono con un trattato di pace.

Per esempio, la ventennale guerra del Vietnam finì con un trattato firmato a Parigi dalle quattro parti in conflitto. Il trattato di Camp David, facilitato dal presidente Carter tra Egitto e Israele nel 1979 ha mantenuto la pace tra quei due paesi per quasi 50 anni. Allo stesso modo un trattato mise fine a diverse altre guerre contemporanee, come quella in Mozambico e a Timor Leste. Nel 1995, il trattato di Dayton mise fine alla guerra nei Balcani.

A volte ci vollero anni per trasformare un armistizio in un trattato di pace come quello del 1951 tra il Giappone e gli Alleati durato sei anni. Oggi, di fronte all’acuirsi di nuovi conflitti, la pace è di nuovo invocata da tutti. La Pace è vita ed è il nome di Dio in cui credono i cristiani. Per i musulmani Pace (Islam) è il nome della loro religione. Shalom (Pace) per gli ebraici è un nome di Dio. Ma rischia di diventare un mantra, buono per ogni stagione, se non si rivelano le vere intenzioni e le implicazioni, la pace può essere ambigua e quindi finta. Secondo l’enciclica Pacem in Terris di Giovanni XXIII, i fondamenti della pace sono libertà, verità, giustizia e solidarietà. Anche per la cultura laica, la pace si basa sulla libertà e sui diritti ed è intrinsecamente legata alla giustizia.

Alcuni leader contemporanei credono però che pur di ottenere subito la pace si possa mettere la sordina alla libertà e alla verità; innumerevoli tregue senza quei due fondamenti non hanno mai portato alla pace, per esempio in Ucraina prima della recente invasione russa, in Corea, in Sudan, in Palestina, in Yemen. La Pace alla svelta non è mai esistita. C’è una differenza sostanziale tra gli accordi per la cessazione delle ostilità e la pace. Nemmeno la tregua più intellettualmente onesta e condivisa può guarire le gravi ferite umane, che rimangono profonde nelle comunità che le hanno subite e per le generazioni future. La pace è fatta dalle nuove generazioni se si liberano dall’eredità e catene di odio e ingiustizie delle storie dei loro padri. La pace duratura si ottiene quando si accetta di costruire qualcosa insieme. L'Europa ne è un esempio.

Dopo secoli di guerre, il Vecchio Continente ha raggiunto ottanta anni di Pace grazie a una visione politica che ha ridotto le ragioni del conflitto, la competizione per le materie prime, attraverso la creazione del mercato comune e l’abolizione dei dazi. Anche per il Medio Oriente è giunto il momento di andare oltre la soluzione dei due Stati, immaginando una comunità più ampia legata da vincoli economici e politici. Per pensare davvero creativamente fuori dagli schemi falliti del passato c’è bisogno di una classe politica con una nuova mentalità, capace di superare la paura e scegliere la condivisione, facendoci carico delle sofferenze delle vittime delle guerre. Ad aprile, il gruppo di studio internazionale sulla riforma della Carta delle Nazioni Unite si è riunito a Madrid per discutere l'assegnazione dei seggi nella nuova Assemblea delle Nazioni Unite, la partecipazione della società civile, i meccanismi di finanziamento delle Nazioni Unite, il disarmo e il controllo degli armamenti e una forza di pace delle Nazioni Unite.

Il progetto di “Seconda Carta Onu”, presentato nel 2024, prevede un ragionevole equilibrio tra pragmatismo a breve termine e visione a lungo termine. Non è esagerato dire che il mondo si trova nello stato più incerto e fragile dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, poiché gli Stati Uniti stanno rinunciando all'ordine e al diritto internazionale che hanno contribuito a creare. Ma tornare indietro sarebbe apocalittico. In questo momento di confusione e di conflitto, sempre più attenzione si sposterà su quale possa essere il primo passo verso una nuova Onu.

In questo contesto i cristiani possono svolgere un ruolo cruciale, quello di segno e di profezia aiutando a costruire ponti con il mondo ortodosso, ebraico e islamico. Come ha spiegato con chiarezza Papa Francesco nel Documento di Abu Dhabi e in Fratelli tutti, la trasformazione della fede in uno strumento di potere e di forza da parte di leader religiosi e di politici che si dicono religiosi è una grave offesa a Dio. Fare la pace è un processo continuo di dialogo e comprensione, di conversione. Il cantiere della pace è la nostra anima.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

SHARE Share Button Share Button SHARE