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«In gita per reimparare a parlarsi» Il marchio del conflitto sui bambini

Lucia Capuzzi

IL PESO SPROPORZIONATO SUI MINORI

Dall’inviata a Mykolaiv

Imaterassini, gli zaini, le borracce. Lungo la strada verso il fiume Inhul, la decina di ragazzini scherza, si spinge, si abbraccia. Complice l’afa estiva, il clima è quello da gita di fine ciclo scolastico. La scena, però, si svolge a Mykolaiv, nel sud dell’Ucraina entrata ormai nel quinto anno di guerra. Una sessantina di chilometri la dividono da Kherson, da dove passa il fronte. Alcuni degli adolescenti in marcia sono fuggiti dalla città contesa o dalla regione in gran parte occupata dai russi. Altri vengono dal Donetsk dilaniato dai combattimenti. Ad altri ancora il conflitto li ha raggiunti a Mykolaiv, teatro di continui bombardamenti nel corso del 2022. Quasi 800 minori ucraini sono stati uccisi nel conflitto, più 2.500 sono stati colpiti: un numero tale – sottolinea Save the children – da riempire 177 aule. Da gennaio, poi, la percentuale di under 18 coinvolta negli attacchi è cresciuta del 27 per cento. I dati rivelano solo in parte, però, il peso enorme con cui la guerra si abbatte sulle spalle dell’infanzia. Anche quando non si vedono, le ferite sono profonde, a volte indelebili. Il trauma è la cifra distintiva di un’intera generazione. Oltre 1,5 milioni lo è in modo grave.

«I bambini soffrono d’ansia. Hanno disturbi nel comportamento. Sono aggressivi. Soprattutto fanno fatica a socializzare con i propri pari, anche solo a parlare. Il fatto è che le scuole, già ferme per la pandemia, hanno subito continue interruzioni», spiega Oxana, amministratrice dell’ufficio di Mylolaiv di “Voices of children”, fondazione ucraina specializzata nell’assistenza dei minori traumatizzati dalla guerra. Nata nel 2014, all’indomani dell’inizio delle ostilità in Donbass, ha supportato oltre 160mila piccoli e genitori nei dodici centri presenti nel Paese. Per la sezione di Mykolaiv, avviata nel 2023, ne sono passati già seimila. La scampagnata sull’Inhul è, in realtà, parte del processo di cura integrale. «Vederli interagire fra loro è sorprendente. All’inizio non riescono nemmeno ad avvicinarsi», racconta Elena, l’educatrice. In media, i ragazzini hanno trascorso oltre 5mila ore nei rifugi, circa sette mesi, cinque milioni ha potuto studiare solo a singhiozzo. Un dolore che, pian piano, prende forma attraverso i frammenti di conversazione dietro l’apparente leggerezza. «All’inizio del conflitto siamo scappati a Kiev. Non volevo starci, pensavo solo a tornare indietro nonostante i bombardamenti. I compagni di scuola mi insultavano perché parlavo russo, come molti ucraini dell’est. Mi chiamavano Putin e mi maltrattavano. Provavo a spiegargli che l’ucraino mi piace ma non conosco molte parole e fatico a esprimermi. Ma a loro non importava», racconta Simon, 13 anni.

L’aumento del bullismo – confermato dalle autorità di Kiev – è un altro danno collaterale del protrarsi delle ostilità. Veronika, 14 anni, è scappata da Kherson quattro anni e mezzo fa, poco prima dell’occupazione dalle forze di Mosca. Ha cambiato diverse città prima di approdare a Mykolaiv: una condizione che colpisce un adolescente su tre. «Vorrei rientrare a Kherson ora che è stata liberata ma ora ci sono attacchi ogni giorno. Sono stata l’anno scorso a trovare mia nonna: non riuscivo a riconoscerla. La mia casa c’è ancora ma le strade erano deserte e il rombo degli aerei continuo». D’improvviso tace, poi aggiunge con un sussurro: «Non mi fa paura la guerra ma l’assenza delle persone ». Il 30 per cento dei bimbi ha perso un parente o un amico al fronte. A questi si sommano quanti hanno un genitore sul campo di battaglia. Veronika rientra in quest’ultimo gruppo. «Il padre è stato reclutato ieri – sottolinea l’educatrice –. L’hanno fermato a un checkpoint e l’hanno spedito all’addestramento ».

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Il trauma è la cifra distintiva della generazione di under 18: per 1,5 milioni il disagio è grave Ansia e isolamento i disturbi più comuni. A Mykolaiv, “Voices of children” li aiuta a uscire dal tunnel

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