Quelle età troppo giovani sulle lapidi datate 1944-45
MARINA
CORRADI
Ci sono delle lapidi, qui e là, sui palazzi di Milano, cui quasi nessuno bada.
Grigie di polveri come i muri su cui le hanno poste, tanti anni fa: così che i più non alzano lo sguardo a leggere. Ce ne sono tante, in centro ma anche nelle periferie, al Corvetto, alla Barona, a Dergano, in zone ormai spesso abitate da stranieri che nemmeno capiscono quelle righe.
Quando vedo una di quelle lapidi alzo gli occhi, e guardo due date: nascita e morte. La morte, sempre tra il ’44 e il ’45. Sono milanesi caduti nella Resistenza. Ma ciò che mi colpisce è quanto giovani, quanto disperatamente giovani erano molti di loro. Ce ne sono di venticinque anni, e di venti; e perfino di sedici anni. Catturati, torturati, mandati a morire in un lager tedesco, o fucilati per strada, sotto agli occhi della gente.
Tempo fa a Città Studi, in piazza Occhialini, ho notato una targa di bronzo su un palazzo. Quattro ragazzi: Giuseppe Bodra, 18 anni, Giancarlo Tonissi di 16 anni, Tullio Di Parti di 16 anni, Orazio Maron, 16 anni. Poco più che dei bambini. Il 5 gennaio 1945 decisero di andare a distribuire dei volantini contro gli occupanti tedeschi al cinema Pace, allora in corso Buenos Aires. Semplicemente dei volantini. Ma furono catturati, portati in caserma, torturati. E il mattino dopo, a Città Studi, fucilati.
Era l’Epifania del 1945, c’era la neve a Milano.
Morire a 16 anni, a quattro mesi dalla Liberazione.
Penso a quanta vita è stata annientata in quelle raffiche, nel silenzio di una gelida alba di gennaio: a quanti figli e nipoti avrebbero avuto, quei quattro.
Ma, avete mai sentito parlare degli studenti presi al cinema Pace? E quanti altri, poco più grandi di loro, sono morti sulle montagne dove erano andati a combattere. Non c’erano, il 25 aprile, nella Milano liberata, non c’erano nell’ansia di ricostruire, ricominciare, vivere. Vite donate per una vita che non avrebbero vissuto.
Restano di loro quelle lapidi sotto le quali in questi giorni si depongono corone di fiori, che poi resteranno lì ad appassire. Sappiamo poco noi, ma quanto sanno i nostri figli dell’occupazione tedesca, della Brigata Muti, di Villa Triste e dell’Hotel Regina a Milano, famigerati luoghi di tortura? 80 anni sono tanti, per gli uomini; abbastanza perché i giovani quasi pensino a remote leggende.
Io mi figuro quei quattro, usciti di casa senza dir niente magari ai genitori, fieri di fare una cosa da grandi. E il crepitio secco delle raffiche, il mattino dopo a Città Studi - quando su un prato bianco di neve si allargarono macchie purpuree, come grandi fiori.
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