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Tempi «nuovi» tra ospedali e parrocchie

Il convegno dell’Associazione italiana di Pastorale sanitaria (Aipas) di quest’anno «Le cose di prima sono passate ne sono nate di nuove» (Assisi 10-13 ottobre) ha intrecciato i percorsi di ospedale, parrocchia e territorio, aprendo un dialogo sinodale per chi soffre. Sono emersi molti elementi costruttivi riguardo alla sinergia, che rende davvero universale l’operato di molti professionisti e volontari, nel vasto mondo della salute e della malattia. Particolarmente evocative sono state le testimonianze di un direttore generale ospedaliero, un sacerdote cappellano ospedaliero-parroco e un medico impegnato sul territorio. Abbiamo compreso come queste pastorali settoriali riferite al mondo sanitario debbano camminare sempre più sul medesimo binario per essere incisive, forti e durature.

Le cose 'nuove', che vanno prendendo forma nella pastorale sanitaria riguardano certamente gli atteggiamenti sempre più umanizzati che contrastino una eccessiva medicalizzazione, un tecnicismo esasperato e una digitalizzazione troppo impersonale che vada a discapito di una buona relazione umana di aiuto e di ascolto del paziente di cui c’è sempre tanto bisogno.

Per questo motivo sono stati organizzati laboratori tematici che ci aiutassero a osservare con attenzione il lavoro di cappellani e cappellanie, l’accompagnamento dei malati e il sostegno delle loro famiglie, l’analisi di un percorso difficile di sofferenza fisica, psicologica e spirituale, le celebrazioni 'con e per' i malati in parrocchia, nelle strutture e in casa. È cosa ormai assodata che la pandemia abbia cambiato il profilo della presenza pastorale nei luoghi della cura. Molti cappellani anziani non hanno potuto proseguire il loro servizio all’interno delle strutture, e anche molti volontari hanno dovuto sospendere le attività proposte dalle cappellanie. Tuttavia alcuni sacerdoti (i cappellani più giovani) aiutati da molti operatori sanitari sono riusciti – dagli ospedali, dalle case di riposo e da tante strutture ricettive – a creare collegamenti con le famiglie e i parroci uniti alle comunità dei fedeli ricoverati. Questo ponte ha aiutato molto, generando conforto e consolazione.

Come Aipas ci siamo resi conto come gli operatori di pastorale della salute gridino alla Chiesa il desiderio di proseguire nel loro operato di volontariato cristiano nel servizio verso i deboli e i sofferenti. Durante il convegno sono state presenti 220 persone, provenienti da tutte le regioni italiane, che con molta soddisfazione hanno partecipato attivamente alla realizzazione di un incontro davvero costruttivo e propositivo. Non è mancata la presenza e il sostegno dei pastori della Chiesa, gli arcivescovi Carlo Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente della Commissione episcopale per il servizio della Carità e la Salute, e Fabio Dal Cin, delegato pontificio per la Santa casa di Loreto e la Basilica di Sant’Antonio a Padova. Presente anche il direttore dell’Ufficio Cei don Massimo Angelelli.

Alla fine del Convegno abbiamo proceduto all’elezione del nuovo Consiglio nazionale, che guiderà l’Associazione per il prossimo triennio, riconfermando le cariche direttive passate e avvicendando sette nuovi consiglieri nazionali.

Presidente nazionale Aipas Associazione italiana di Pastorale sanitaria

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Don Mercuri Giovinazzo

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