«VA E RIPARA LA MIA CASA» UNA PROVOCAZIONE DALLA “DILEXIT NOS”
LELLO
PONTICELLI
Come costruire sulle rovine dell’odio
«V a e ripara la mia casa »: queste parole rivolte dal Signore a Francesco d’Assisi, sono subito tornate alle orecchie del cuore quando per la prima volta ho letto l’enciclica “ Dilexit nos” e sono arrivato all’ultimo capitolo, dove papa Francesco parla della riparazione e la interpreta sinteticamente come un « costruire sulle rovine ». E anche in questi giorni, mentre ricordiamo il primo anniversario della sua pubblicazione, gli occhi e l’anima desideravano rileggere quelle pagine. Un altro ricordo, nel frattempo, è salito al cuore, stavolta dall’infanzia: quando facevamo qualche danno, qualche “cattiveria”, subito venivamo invitati a riparare, per quanto possibile, e a riparare con il bene il male fatto. C’era anche qualche proverbio dialettale che andava in questa direzione, oltre le parole di Paolo (Rm 12,21). La riparazione è forse tra le urgenze dell’ora presente? E dove fondarla o rifondarla sempre più evangelicamente? E’ necessario ritornare al Cuore di Cristo, scrive Francesco, per poter “costruire” la civiltà dell’amore sulle rovine accumulate dall’odio e dalla violenza.
Questa parte dell’Enciclica è considerata la più innovatrice e coraggiosa e andrà riletta con attenzione: Francesco sdogana, riprende e rilancia un aspetto importante, ma controverso, della spiritualità del Cuore di Cristo, quello, appunto, della riparazione. Intanto, per paradosso, mentre il mondo laico ne riscopre significato e necessità – vedi le istanze e i percorsi di giustizia riparativa – noi lasciamo che questa pratica ristagni nelle muffe di sagrestia, o in un intimismo spiritualista, oppure venga ridicolizzata e banalizzata, trascurando la sua portata sociale e politica, oltre che personale e spirituale. Non potrebbe, invece, costituire una delle priorità per rispondere ai segni dei tempi?
Riparare, costruire sulle rovine, sono anche una vera e propria sfida educativa che coinvolge tutti: genitori, educatori, insegnanti, catechisti, preti, consacrati, responsabili della cosa pubblica, uomini e donne di buona volontà, con o senza fede religiosa. E coinvolge anche chi ha creato macerie in sé o attorno a sé. Rovine da riparare o su cui ricostruire ce ne sono tante e, prevedibilmente, ce ne saranno ancor più se non si mette argine all’imbarbarimento crescente. Intanto, non prendersi cura di ciò che è disastrato, offeso, ferito o indebolito mette in gioco non solo il grado di civiltà di una società, ma il valore stesso che attribuiamo alla vita e di conseguenza il diritto a immaginare un futuro migliore. Certo, una riparazione credibile parte dall’assunzione di responsabilità, dalle scuse e dal perdono umilmente chiesto e non preteso, da uno sguardo onesto sui danni provocati dalla nostra indifferenza, quando non direttamente da noi stessi.
« La riparazione – scrive papa Francesco – per essere cristiana, ...presuppone due atteggiamenti impegnativi: riconoscersi colpevole e chiedere perdono ». E se il desiderio di riparare è sincero, c’è più speranza che anche il danneggiato si sentirà motivato a partecipare alla ricostruzione e magari si ridurranno i tempi della guarigione. E di questo beneficerà l’intero corpo individuale o sociale.
L’anniversario dell’Enciclica ci sproni a « riparare come il Cuore di Cristo si aspetta da noi », non riducendoci a compiere un insieme di opere esteriori « che pure sono indispensabili e talvolta ammirevoli ». La riparazione in senso evangelico, infatti, « esige una spiritualità, un’anima, un senso che le conferiscano forza, slancio e creatività instancabile. Ha bisogno della vita, del fuoco e della luce che vengono dal Cuore di Cristo » (DN184) per poter affrontare con pazienza, fiducia e perserveranza un’opera lunga, difficile, complessa, che coinvolgerà intere generazioni. Ma proprio « … in mezzo al disastro lasciato dal male, il Cuore di Cristo ha voluto avere bisogno della nostra collaborazione per ricostruire il bene e la bellezza ». Offriamola con amore e con passione.
Sacerdote, psicologo-psicoterapeuta
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