SHARE Share Button Share Button SHARE

«Ente eversivo, dovremmo starne fuori»

GIANLUCA

CARINI

INTERVISTA AL DOCENTE DI DIRITTI UMANI, DEMOCRAZIA E PACE ALL’UNIVERSITÀ DI PADOVA

Mascia: si viola il diritto internazionale e la nostra Costituzione, che ci vieta di partecipare anche da osservatori

Roma

«L’Italia deve scegliere da che parte stare, non si può essere contemporaneamente in un’organizzazione eversiva del diritto internazionale come il “Board of peace” e nelle Nazioni Unite».

Marco Mascia, presidente del Centro per i diritti umani “Antonio Papisca” e professore di Diritti umani, democrazia e pace all’Università di Padova, si è discusso molto sul Board of peace. La scelta di partecipare come Paese osservatore mette al riparo da possibili contrasti con la Costituzione?

Non direi proprio. L’articolo 11 della Costituzione consente sì alle “limitazioni di sovranità” del nostro Paese, ma solo “in condizioni di parità con gli altri Stati” e per promuovere “un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Nello statuto del Board of peace abbiamo invece una struttura autocratica con un individuo sovraordinato, Donald Trump, che può ammettere o espellere a piacimento i partecipanti. Ma soprattutto questo organismo non promuove in alcun modo gli obiettivi previsti dalla nostra Costituzione. E inoltre la costituzione del Board of peace viola lo statuto delle Nazioni Unite.

In che modo?

La risoluzione 2803/2025, adottata a novembre dal Consiglio di sicurezza dell’Onu per incaricare il Board di mettere fine alla guerra di Gaza, viola i fini e i principi sanciti dagli articoli 1, 2, 24, 52, 54 della Carta delle Nazioni Unite. Si calpesta infatti il diritto internazionale dei diritti umani, ma anche quello all’autodeterminazione del popolo palestinese.

Questo perché nel Board of peace non ci sono esponenti palestinesi?

Non solo. La risoluzione Onu 2803 punta nei fatti a mantenere l’attuale regime di pulizia etnica con intento genocidiario messo in piedi dal governo israeliano. Le continue uccisioni di palestinesi a Gaza, in Cisgiordania a Gerusalemme Est, le restrizioni agli aiuti umanitari ancora in corso, tutte questioni fuori dal Board of peace, confermano che questo organismo non è nato per alleviare la sofferenza del popolo palestinese.

Questa può essere l’ultima picconata all’Onu e al multilateralismo?

Sì, il Board of peace in questo senso si configura come un’associazione eversiva. È un colpo di stato internazionale con cui si passa definitivamente dalla forza del diritto al diritto della forza, si torna a una logica imperiale. Chi deve garantire pace, sicurezza e rispetto del diritto internazionale: il Board of peace o l’Onu? I due organismi rispondono a visioni opposte dell'ordine globale.

Quindi secondo lei l’Italia non può stare in entrambe.

L’Italia deve prendere una posizione chiara, di qua o di là. Così come lo deve fare l’Unione Europea che invece si presenta divisa. Hanno aderito la Bulgaria e l’Ungheria, mentre Italia, Romania, Grecia e Cipro saranno osservatori. La Francia ha escluso l’ingresso, altri Stati tentennano, i Baltici non sono stati invitati. Si tratta di un ennesimo tentativo di dividere l’Ue. Non a caso, Russia e Cina si sono astenute a novembre nel voto sulla risoluzione Onu.

Quali sono le possibili contromisure allora?

Occorre una presa di posizione netta delle opposizioni in Parlamento a favore del potenziamento e della democratizzazione dell'Onu e a difesa della Corte penale internazionale. La società civile si sta interrogando molto: lo testimoniano i tanti incontri nelle parrocchie, nei centri culturali, nel mondo dell’associazionismo a cui mi capita a volte di partecipare. E giovedì partirà da Napoli il Giro d’Italia per la Pace, con tappe in ogni città.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

«Con il Board si passa definitivamente dalla forza del diritto al diritto della forza, in una logica imperiale»

Marco Mascia, presidente del Centro Antonio Papisca

SHARE Share Button Share Button SHARE