SCELTA CHE DEPAUPERA IL SENSO ETICO E CIVILE
MAURIZIO
AMBROSINI
Il nuovo caso Trieste, snodo cruciale tra la rotta balcanica e il nostro paese, propone un nuovo capitolo di una frizione già nota. Segnala anzitutto che i migranti continuano ad arrivare, malgrado le più irte barriere e gli annunci di successo sul fronte degli ingressi indesiderati. Di conseguenza, i soggetti pro-migranti (e rifugiati) della società civile continuano nella tenace opera di difesa dei diritti umani di chi approda nel nostro paese come può, in cerca di protezione. Non arretrano di fronte alle crescenti restrizioni dell’accoglienza messe in opera da governi nazionali e autorità locali.
Le loro azioni spaziano dalla protesta alla fornitura di aiuti essenziali: cibo, bevande calde, coperte. Anche questi assumono un significato politico, nel clima intossicato delle campagne elettorali permanenti e dello sfruttamento propagandistico di ansie e paure di una parte non piccola dei cittadini-elettori. Perciò da tempo attivisti e volontari che soccorrono i migranti, anche solo offrendo un pasto e medicando piaghe, sono entrati nel mirino del sovranismo. Lo sa bene l’indomita Loretta Fornasir, che ha già subito una lunga persecuzione giudiziaria: per fortuna conclusa con esito positivo, come in vari altri casi analoghi.
Ora la guerra ai migranti sta tentando un cambio di strategia. Dopo ripetute sconfitte nei tribunali (e ingenti somme spese per montare surreali processi contro ONG e attivisti) ha imboccato la strada apparentemente più morbida della regolamentazione dell’assistenza spontanea. Non solo le istituzioni non provvedono ad assicurare aiuti basilari per la sopravvivenza, che spetterebbero pure alle persone sgradite, ma cercano di distogliere anche i cittadini autoorganizzati dal farlo. Non ricorrono più neppure alla dilatazione del concetto di sicurezza per infilarvi un’idea di decoro urbano che esclude i più fragili, senza offrire alternative decenti. Ormai contrappongono senza remore il diritto alla fruizione degli spazi pubblici da parte dei residenti al diritto al soccorso degli esseri umani in condizione di serio bisogno. Quanto alla presenza di spacciatori o gruppi violenti negli spazi contesi, è difficile credere che sia sufficiente a scacciarli la limitazione delle fasce orarie e delle giornate della distribuzione dei generi di prima necessità.
C’è anche da chiedersi se giovi alla sicurezza impedire o complicare la fornitura di beni essenziali a persone provate e prossime alla disperazione. Dove i più poveri non ricevono assistenza, normalmente aumentano i rischi per l’ordine pubblico.
Contrapporre i diritti della maggioranza, in possesso per di più del diritto di voto, ai diritti di minoranze povere e senza voce politica, è una delle derive più pericolose dell’uso strumentale delle regole democratiche. Limitare, stigmatizzare, intralciare la mobilitazione generosa dei volontari è a sua volta un messaggio che denigra la solidarietà, ne offusca l’immagine, depaupera il tessuto etico e civile delle città.
In molti paesi del mondo l’ostilità verso i migranti si sta allargando a chi li soccorre.
La riaffermazione della sovranità nazionale e di una presunta intangibilità dei confini cerca di sottrarre alla società civile spazi di autonomia e capacità d’iniziativa. Le campagne contro l’accoglienza stanno erodendo diritti umani e valori democratici.
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