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Don Bignami: sono urgenti una svolta culturale e un progetto educativo

PARLA IL DIRETTORE DELL’UFFICIO NAZIONALE CEI PER I PROBLEMI SOCIALI E DEL LAVORO

Milano

«Mai come questa pandemia ci ha mostrato l’urgenza di invertire la rotta nel nostro modo di vivere la casa comune». E il fatto che la 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani si svolgerà a Taranto, «città emblematica di un modello novecentesco nel concepire il rapporto salute e ambiente, è il segno più evidente che la Chiesa italiana non vuole voltarsi dall’altra parte, ma offrire il proprio contributo a cambiare le cose». Don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per i problemi sociali e del lavoro, offre una lettura del Messaggio Cei per la Giornata del Creato.

Si parla di «camminare in una nuova vita». Ma c’è questa consapevolezza nelle nostre comunità?

Penso che ci sia una parte consapevole di questo e che già cerca di mettere in campo azioni coerenti con questo obiettivo. Non si può nascondere che vi è anche una parte refrattaria, e questa va aiutata a intraprendere la nuova strada. Di certo l’enciclica Laudato si’ ha sdoganato in modo definitivo la tematica. E poi non dimentichiamo che la pandemia ci ha insegnato le connessioni in cui ci troviamo e le conseguenze che scelte negative possono avere per tutti.

Serve uno stile di fraternità tra i popoli, abbandonando lo stile consumistico attuale. Ma quali sono i maggiori ostacoli?

Il primo è oggettivo e riguarda la cultura. Occorre un processo culturale, che paragoniamo al cammino dell’Esodo. Il rimpianto per ciò che si lascia è in agguato, ma non dobbiamo dimenticare che lasciamo un modello che si è dimostrato fallimentare, togliendoci lo sguardo sul Creato come dono di Dio. L’altro ostacolo è il modello economico, che non sostiene affatto chi vuole o cerca di intraprendere un cammino diverso.

Qualche esempio?

Pensi all’agricoltura biologica o alle auto elettriche. Esistono, ma costano di più e non sono sostenute per diventare concorrenziali. Dobbiamo invertire la rotta facendo costare di più ciò che inquina o non rispetta la casa comune.

Si parla di transizione ecologica e giusta, che metta assieme difesa del Creato e difesa del lavoro, auspicando un nuovo patto sociale. Da dove iniziare?

Dalla sfida educativa. Lo stesso papa Francesco partendo dalla Laudato si’ ha lanciato il progetto di un patto educativo. Educare perché si comprenda che al centro del patto sociale vi deve essere il bene comune, che va ben oltre il bene individuale e persino di parte. La salvezza di uno è la salvezza di tutti. Ecco allora che un patto sociale parte dalla sfida educativa che ci renda tutti partecipi.

La 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani si svolgerà a Taranto, una città simbolo. Come il Messaggio può aiutare a prepararci all’evento?

Certo Taranto è una città emblematica, e speriamo diventi anche un modello di riscatto, dove davvero difesa della salute e dell’ambiente non siano necessariamente in contrasto. Ci sono già esempi concreti di lavorazione dell’acciaio più sicure e meno inquinanti. È la sfida che attende il nostro Paese. Ma è anche l’occasione per riflettere davvero sulle grandi questioni che la Laudato si’ ha evidenziato e denunciato con forza. La Chiesa italiana vuole offrire il proprio contributo.

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I maggiori ostacoli per il cambiamento sono «la paura di lasciare ciò che conosco» e un modello economico che «non sostiene affatto chi vuole invertire la rotta»

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