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Scoprire il ’900 dell’ortodossia in Romania

MAURIZIO

SCHOEPFLIN

Nell’affascinante libro Cadere nelle braccia di Dio. Tre testimoni dell’esicasmo romeno (Pazzini, pagine 240, euro 18), Elia Citterio presenta tre luminose figure della Chiesa ortodossa romena, pressoché sconosciute in Occidente. La prima e più eminente è quella di Arsenie Boca, vissuto fra il 1910 e il 1979: monaco, sacerdote e starec, uomo dalla profonda spiritualità e di grande cultura, duramente perseguitato dai comunisti, nel 2025 è stato canonizzato dalla Chiesa Ortodossa romena. Scrive Citterio: «La figura di padre Arsenie emerge come un’incarnazione, allo stesso tempo autentica e attuale, tradizionale e visionaria, della santità ortodossa in terra transilvana e romena nella tragica seconda metà di un secolo drammatico, caratterizzato da grandi conquiste ma anche da terribili crocifissioni per il popolo romeno». L’altezza spirituale di questo autentico testimone è attestata anche dai suoi scritti, dei quali Citterio propone una breve antologia, al cui interno spicca la seguente appassionata preghiera: «Signore, Tu che vivi in segreto fra gli uomini, abbi pietà di noi, che camminiamo inciampando nell’oscurità. Le passioni hanno offuscato gli occhi della nostra mente, l’oblio si è rafforzato in noi come un muro, indurendo i nostri cuori e tutti insieme hanno creato la prigione in cui Ti teniamo: malato, affamato e senza vestiti. Così sprechiamo i nostri giorni nella vanità, umiliati e schiacciati a terra. Signore, Tu che vivi in segreto tra gli uomini, abbi pietà di noi. Appicca il fuoco alla prigione in cui ti teniamo, accendi il Tuo amore nei nostri cuori, brucia i rovi delle passioni e illumina le nostre anime». La seconda personalità che Citterio segnala all’attenzione del lettore è quella di Teofil Paraian, cieco dalla nascita, monaco e sacerdote, morto ottantenne nel 2009. Di lui si ricorda in particolare la gioia che gli derivava dalla fede e che sapeva comunicare agli altri, nonostante la grave menomazione da cui era afflitto. Ecco alcune sue parole, che descrivono bene la fiducia da lui nutrita nel Signore: «Sappiate che credo con tutte le mie forze che andrò in paradiso! Non perché compio buone azioni o faccio cose straordinarie. No. Ma perché so com’è Dio. E se Dio è nostro Padre, se Dio assomiglia al padre del figliol prodigo e anche migliore di lui, allora non è possibile che Dio ti respinga se vuoi stare con Lui, se è Padre.

Non è possibile! E io ne sono consapevole. Ed è per questo che non ho paura. Che Dio mi aiuti.

Sono sicuro che cadrò direttamente nelle braccia di Dio!». Infine, l’autore si occupa di Maica Teodosia (al secolo Zorica Latcu; 1917-1990). Valente studiosa della Patristica, dotata di una finissima sensibilità poetica, si fece monaca su consiglio di padre Arsenie Boca. Aspramente perseguitata, fu costretta a tornare alla vita laicale e a vivere nell’indigenza. Così la descrive Citterio: «Nello spettro della poesia religiosa moderna si impone come poeta delle prigioni comuniste, poetessa mistica per eccellenza». Qui di seguito alcuni suoi versi particolarmente espressivi: «In me Cristo ama te, / in te Lui io amo. / Con gli occhi tuoi è Lui a guardarmi, / Con gli occhi suoi sono io a guardarti».

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