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L’accusa dell’Ong a Europa e Italia «Finanziate navi e violenze libiche»

Andrea Ceredani

LA FRONTIERA TRIPOLITANA

Nella notte tra il 23 e il 24 agosto scorsi, per venti minuti, una motovedetta della cosiddetta Guardia costiera libica ha sparato ininterrottamente contro la nave Ocean Viking della ong Sos Méditerranée, intervenuta nel Mediterraneo centrale per salvare 87 persone migranti. L’imbarcazione che ha compiuto l’attacco, nel tentativo di ostacolare i soccorsi e presumibilmente riportare in Libia i migranti, era la motovedetta Houn 664 donata a Tripoli dall’Italia nel 2023. Grazie a un bando da 3,3 milioni di euro, Roma aveva finanziato l’acquisto della nave che in tre anni ha intercettato in mare, tra i porti libici di Al Khoms e Misurata, almeno 321 persone e si è resa protagonista di svariati altri episodi di intimidazione e violenza a danno di migranti e soccorritori. Anche a questo sono stati destinati i 61,2 milioni di euro finanziati dal programma europeo Sibmmil, che si è concluso lo scorso anno e per circa un decennio è stato il progetto più importante di collaborazione tra Italia e Libia, sostenuto dall’Ue. Oltre alla Houn 664, i soldi italiani hanno finanziato anche l’addestramento di equipaggi libici, la fornitura di equipaggiamento tecnico e la nascita del Centro di coordinamento marittimo di Tripoli, che a febbraio è stato accusato da due agenzie Onu di «intercettare migranti in mare» e ricondurli nei lager libici. A redigere il bilancio del programma Sibmmil, presentato ieri alla Camera, sono stati l’ong Sos Méditerranée e i giornalisti di Irpimedia, che non sono riusciti in realtà a completare il lavoro: «Non si hanno informazioni pubbliche e accessibili per 27,1 milioni di euro, pari al 44% circa del budget », denunciano gli autori del report “Finanziare la violenza: il costo nascosto delle politiche europee in Libia”.

A nulla sono valse le richieste di accesso agli atti inviate dagli autori del rapporto alle autorità italiane. «Hanno tutte avuto esiti negativi», spiegano i giornalisti di Irpimedia. Per il tracciamento degli altri 34 milioni di euro, invece, sono state consultate decine di bandi di gara di Guardia di finanza, Marina militare, Polizia e altre autorità. La conclusione? Che le spese del Viminale hanno finanziato Tripoli in tre modi: fornendo nuove imbarcazioni e mezzi terrestri per pattugliare le frontiere, addestrando i loro equipaggi (anche in territorio italiano) e contribuendo alla nascita del nuovo Centro di coordinamento marittimo di Tripoli.

Di fatto, però, questi finanziamenti si sono tradotti negli anni in un sostegno diretto agli equipaggi di Tripoli che intercettano i migranti in mare per riportarli nei centri di detenzione nordafricani. Nel 2022, erano sei le imbarcazioni da 35 metri donate dall’Italia alla cosiddetta Guardia costiera libica. Non solo: alcune delle imbarcazioni finanziate con i soldi europei. Negli ultimi cinque anni, si sono rese protagoniste anche di diversi episodi di intimidazione e violenza nei confronti delle ong che soccorrono migranti nelle zone di Ricerca e soccorso (Sar) del Mediterraneo centrale. Sos Méditerranée e Irpimedia ne hanno contati 24. «L’Europa finanzia la Libia accettando il rischio che, con le attrezzature fornite, compirà azioni illegali, violente e discriminatorie contro le persone migranti», denuncia la direttrice di Sos Méditerranée Valeria Taurino.

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Sos Méditerranée Irpimedia fanno il punto sul programma Ue Sibmmil «Roma ha comprato le motovedette che ci sparano. Non sappiamo che fine abbia fatto il 44% dei fondi»

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