«Qui le domande dei giovani trovano la porta aperta»
IGOR
TRABONI
L’ESPERIENZA DI GRENOBLE RACCONTATA AL MEETING DI RIMINI
Rimini
«Abbiamo bisogno di una chiesa, di un prete e... di un bar». Queste le richieste avanzate da un gruppo di giovani francesi al vescovo di Grenoble dell’epoca, dopo che avevano seguito una serie di conferenze che li aveva invogliati a saperne di più sulla religione cattolica, su Dio, sulla Chiesa, ed erano quindi intenzionati ad andare avanti. Eravamo nel 2009 e l’episodio è stato raccontato, al Meeting, da padre Christophe Rosier nell’incontro “Risvegliare la fede”, proprio come pietra angolare di un’esperienza che si è poi concretizzata a Saint Joseph, la prima parrocchia “personale”, come in Francia chiamano le realtà con una pastorale esclusiva. E questa è per i giovani. «Giovani che si presentano a Saint Joseph – racconta ancora padre Rosier, che ne è parroco da circa due anni – sempre più numerosi per la Messa della domenica pomeriggio. E vengono con i loro tatuaggi, con gli abiti più strani ed è anche divertente vederli così, tutti diversi. Ma soprattutto vengono con la loro richiesta di senso. Dopo la Messa, mi fermo a parlare con loro, gli chiedo da quanto tempo hanno questo desiderio, e spesso rispondono: è la prima volta che vengo. Ecco, sono sempre più numerosi quelli che vengono, ogni volta, per la prima volta, e poi tornano. E vengono anche durante la settimana, oramai siamo alla media di almeno un giovane o una ragazza al giorno che chiedono, a me e alle suore delle Missionarie di San Carlo che operano nella nostra parrocchia, una guida per il catecumenato, per essere poi battezzati». La storia raccontata da padre Rosier, in un uditorio stracolmo soprattutto di giovani, nell’incontro moderato da Mattia Ferraresi al Meeting di Rimini, è indicativo di quello che sta avvenendo nella Chiesa francese, con 10mila battezzati giovani e adulti nell’anno scorso e già oltre 21mila nei primi sette mesi del 2026. Un percorso che per molti di questi giovani è anche semplice, ma per niente banale. Come quello di Ines Saada: arrivata a Grenoble dalla campagna francese per studiare Scienze politiche, proveniente da una famiglia multireligiosa, con il papà algerino «ma l’ultima praticante in famiglia era stata mia nonna, cattolica. I miei mi hanno sempre detto: quando sarai grande, deciderai tu cosa fare. Ma io mettevo sempre la scusa che non avevo tempo per riflettere su certe cose, anche quando sono andata in Spagna per l’Erasmus e avevo molti amici cattolici. Poi è arrivato un periodo che non stavo bene, ero sempre ansiosa, ma un giorno ho detto a mamma: vado in chiesa, perché sentivo qualcosa dentro. E la chiesa più vicina era proprio Saint Joseph, quella dei giovani. E lì ho sentito meno pesante il mio fardello e ho chiesto di prepararmi per il Battesimo». Ines come tanti di quei giovani che, chiosa padre Rosier, «vengono da noi anche dopo delle prove dure, come un lutto, o perché sono entrati in un vicolo cieco. O perché sono in ricerca. Non c’è una tipologia precisa, ma è bello così. E quest’anno, il Mercoledì delle Ceneri, mi sono accorto che le sedie non bastavano più per tutti. Il giorno dopo, ci siamo sentiti al telefono, noi preti delle parrocchie di Grenoble, e a tutti era successa la stessa cosa. Vengono in tanti». Anche a quel famoso bar che poi ovviamente è stato aperto e oggi è una sorta di pub.
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Il gruppo francese che ha raccontato l’esperienza di Grenoble assieme ai giovani