«Dobbiamo contare le anime non i follower» Montse Alvarado: così comunica la Chiesa
DAVIDE
IMENEO
LA SFIDA
In una chiesa che sapeva di muffa, senza riscaldamento, nel sud del Messico, Maria Montserrat (Montse) Alvarado ha pianto: era Natale, il sacerdote era arrivato nella regione di Oaxaca dopo aver percorso trenta chilometri e quel giorno aveva altre sette comunità da visitare. Il don parlò dell’idolatria e di chi fosse Gesù, nessuno pretese nulla in cambio. «Questa è la mia Chiesa – disse ai genitori – la Chiesa che mi regala molto più di quanto potrò mai ridare». Alvarado ha raccontato questo episodio nel 2025, durante una relazione al seminario sugli uffici di comunicazione promosso dalla Pontificia Università della Santa Croce a Roma. Il suo intervento era centrato sull’evangelizzazione nell’era digitale. Martedì papa Leone XIV l’ha nominata prefetto del Dicastero per la comunicazione, l’organismo che sovrintende a Vatican News, Radio Vaticana, “L’Osservatore Romano” e l’intero apparato comunicativo della Santa Sede. Entrerà in carica il primo novembre, succedendo a Paolo Ruffini. Quarantenne, nata a Città del Messico, cittadina statunitense dal 2008, è la prima donna laica alla guida di un dicastero vaticano. Arriva dalla direzione operativa di Ewtn News, divisione informativa del più grande network cattolico del mondo, dove dal 2023 supervisiona le piattaforme in sette lingue. Prima ancora, per quattordici anni al Becket Fund for Religious Liberty, ha partecipato a dodici cause sulla libertà religiosa vinte davanti alla Corte Suprema americana. Durante il seminario alla Santa Croce, il punto di partenza del suo ragionamento fu una considerazione: «Sarebbe facile credere che la Chiesa sia in prima linea nell’evangelizzazione digitale», ha commentato, solo perché «il podcast “Bible in a Year” è al primo posto su Apple e il “Rosary in a Year” batte Joe Rogan con un milione di download». Tenendo conto che il 28% dei cattolici americani va a Messa ogni settimana (in Italia il 20%), Alvarado ha proposto un altro criterio: più che contare i follower bisognerebbe contare le anime, cioè verificare quante persone raggiunte online abbiano poi tradotto quell’esperienza in un incontro comunitario e sacramentale. Per leggere il presente della comunicazione digitale è partita da lontano e ha riproposto la tesi della “parentesi di Gutenberg” formulata da Jeff Jarvis: la stampa ha trasformato il mondo da un luogo che conversava in uno che consuma, e quella parentesi si sta chiudendo. Le paure di allora sono simili a quelle che accompagnano oggi l’intelligenza artificiale. Ma Alvarado ha sempre diffidato ella retorica dell’emergenza: «Per la mia generazione questa non è una realtà emergente, è la realtà che è già qui».
La crisi di isolamento dei giovani, ha osservato, esisteva prima del Covid, che l’ha resa più visibile. A questo si aggiunge un dato emerso da ricerche americane: molti giovani, alla domanda se Dio li ami, rispondono con scetticismo. Una ferita che precede ogni discorso teologico e a cui la comunicazione ecclesiale deve imparare a parlare. Nella sua relazione ha affrontato anche il ruolo dei media tradizionali: secondo il Reuters Institute, l’uso dei social per informarsi è in calo, mentre crescono messaggistica e piattaforme video. I creatori di contenuti hanno bisogno di fonti autorevoli: la Chiesa, per Alvarado, deve essere una di queste, a patto di essere aperta, disponibile e facile da reperire. Senza dare per scontato che il pubblico conosca la Bibbia o il linguaggio ecclesiale, perché i giovani non possiedono più la vocazione del “cercatore”.
Il modello di comunicazione che ha proposto è madre Angelica, fondatrice di Ewtn: diretta, autentica, capace di parlare senza filtri. Il digitale resta uno strumento: « Noi facciamo leva sull’offerta dell’incontro perché dietro ogni contenuto cristiano c’è un invito ad aggregarsi al Corpo di Cristo», ha spiegato, fino a “scollegarsi” per partecipare alla Messa o a momenti di comunità. La sua ricetta è chiara: comprendere davvero il proprio pubblico. «Ogni storia trova un destinatario », ha detto. Per questo bisogna essere focalizzati, aiutando le persone con inviti espliciti e testi personali. Sarà questo il suo inizio anche nel Dicastero di piazza Pia? I presupposti ci sono tutti.
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La prima donna laica alla guida di un Dicastero vaticano, direttrice della rete Ewtn, l’anno scorso a un incontro promosso dall’Università della Santa Croce aveva messo in evidenza la necessità, per la comunità ecclesiale, di non fermarsi ai numeri, ma di offrire un’esperienza che trasformi la vita

Leone XIV con Maria Montserrat Alvarado, nella prima udienza con i giornalisti il 12 maggio 2025 / Siciliani