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Il Giappone a caccia di terre rare nei fondali degli abissi marini

LUCA

MIELE

LA RICERCA TRA SFIDE GEOPOLITICHE E RISCHI AMBIENTALI

Potrebbe essere la nuova frontiera della caccia alle risorse strategiche. E della geopolitica. Il Giappone setaccerà le profondità oceaniche alla ricerca di terre rare. Una “investigazione” letteralmente abissale: avverrà a seimila metri sotto il livello del mare. L’obiettivo dichiarato di Tokyo è ridurre la dipendenza dalla Cina, di gran lunga il principale produttore mondiale di terre rare al mondo (270.000 tonnellate nel 2024). Siamo davanti a un azzardo scientifico? A un possibile rimescolamento geopolitico? O un inquietante rischio ecologico? Una cosa è certa. L’esplorazione cade in un momento di massima tensione tra le due potenze asiatiche. La Cina ha lanciato strali all’indirizzo di Tokyo, non ultima l’accusa di essere «una minaccia per la pace globale» per le sue “rinnovate” ambizioni nucleari. Ad accendere la miccia le dichiarazioni della premier nipponica Sanae Takaichi che, lo scorso novembre, ha fatto sapere che Tokyo potrebbe reagire militarmente in caso di un attacco a Taiwan. Pechino ha reagito duramente, annunciando il divieto di esportazione di prodotti “a duplice uso”, prodotti ciò che potrebbe alimentare la macchina militare (oltre che civile) del Paese. Non solo, Pechino ha introdotto restrizioni proprio sulle esportazioni di terre rare e magneti. La nave giapponese per trivellazioni scientifiche in acque profonde, la Chikyu, salperà oggi per la remota isola di Minami Torishima nel Pacifico. Si stima che l'area contenga oltre 16 milioni di tonnellate di terre rare, la terza riserva più grande al mondo. La scommessa di Tokyo? «Se il Giappone riuscisse a estrarre con successo terre rare intorno a Minami Torishima, garantirebbe la catena di approvvigionamento nazionale per le industrie chiave», ha spiegato Takahiro Kamisuna, ricercatore associato presso l’International Institute for Strategic Studies. Restano inquietanti e difficilmente calcolabili rischi ambientali. Gli ambientalisti avvertono che gli ecosistemi e i fondali marini potrebbero essere compromessi a causa delle operazioni di trivellazioni e di estrazione.

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